Quando si pensa alla Gallura vengono in mente il mare e l'estate. Ma nell'entroterra, a Tempio Pausania, c'è una tradizione che si vive in pieno inverno e che per molti galluresi è l'appuntamento più atteso dell'anno: Lu Carrasciali Timpiesu, il Carnevale Tempiese. Non è solo una sfilata di maschere, ma un piccolo teatro popolare con i suoi personaggi fissi, una trama che si ripete ogni anno e un finale che tutti conoscono.
Tempio, la città di granito
Tempio Pausania è il principale centro della Gallura interna, adagiato sulle pendici del Monte Limbara, tra boschi di sughero e palazzi costruiti con blocchi di granito grigio. Il centro storico, con le sue vie lastricate e le piazze raccolte, è il palcoscenico naturale del carnevale. Anche fuori dal periodo delle sfilate la città merita una visita, ma è durante il Carrasciali che mostra il suo lato più vivace e ironico.
Re Giorgio e Mannena, i protagonisti
Il vero protagonista è Re Giorgio, in gallurese Gjolgju: un grande fantoccio vestito da sovrano, che rappresenta il potere e, per estensione, tutti i mali della comunità. Ogni anno riceve un volto nuovo in cartapesta e diventa il bersaglio della satira su fatti e personaggi dell'attualità. Nel giorno del suo arrivo il re fa al popolo mille promesse, che ovviamente non manterrà.
Accanto a lui c'è Mannena, figura tipica di Tempio: una popolana schietta, un po' ingenua e un po' sfacciata, dalle forme abbondanti, che simboleggia il popolo e la fertilità. Secondo la tradizione, Mannena darà al re un figlio destinato a diventare il Re Giorgio del carnevale successivo: così la storia ricomincia ogni anno.
Il calendario della tradizione
Il carnevale segue uno schema preciso, legato ai giorni che precedono la Quaresima:
- Giovedì grasso: l'ingresso trionfale di Re Giorgio in città. Un tempo il re compariva il martedì grasso; l'anticipo al giovedì risale alla metà del Novecento.
- La domenica: le nozze di Re Giorgio e Mannena, celebrate tra la folla, i carri e i gruppi in maschera.
- Martedì grasso: il processo al sovrano, accusato di non aver mantenuto le promesse, e la condanna al rogo. Il falò in cui brucia il fantoccio chiude il carnevale, mentre Mannena, con una voce prestata da un attore, piange il marito.
Nelle edizioni recenti il programma si è arricchito con sfilate delle maschere spontanee e un corso dedicato ai bambini, ma l'ossatura resta quella tradizionale.
I carri in cartapesta e i gruppi mascherati
Se Re Giorgio è l'anima della festa, i carri allegorici in cartapesta ne sono lo spettacolo. Vengono costruiti nei mesi precedenti da gruppi di appassionati, anche dei paesi vicini, e sfilano accompagnati da migliaia di figuranti mascherati, con musica, balli e nuvole di coriandoli. I temi spaziano dalla satira politica alla fantasia pura, e ogni carro gareggia con gli altri.
La tradizione ha radici lontane. Già nell'Ottocento il Dizionario di Goffredo Casalis ricordava i balli in maschera di Tempio, e le cronache parlano delle mascari brutti, figuranti vestiti di stracci e pelli animali, autorizzati a lanciare battute pungenti. Col tempo le carrozze sono diventate carri monumentali, ma lo spirito irriverente è rimasto lo stesso.
Consigli per viverlo
Il Carnevale Tempiese attira ogni anno moltissime persone, quindi conviene arrivare con anticipo, soprattutto la domenica della sfilata e il martedì del rogo. A Tempio, a qualche centinaio di metri di altitudine, in inverno può fare freddo e il meteo è variabile: vestitevi a strati e mettete in conto che le sfilate all'aperto possono subire cambi di programma in caso di maltempo. Con i bambini, il corso dedicato ai più piccoli è il momento più tranquillo. E non dimenticate di assaggiare i dolci fritti tipici del periodo, come le frittelle.
Tempio si raggiunge in auto dalla campagna di Arzachena attraversando l'interno della Gallura, tra sugherete e graniti. Stazzo Eleandro, antico stazzo gallurese ristrutturato con i materiali originali, può essere la vostra base per scoprire anche questo lato meno conosciuto della regione.
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