Se doveste descrivere la Gallura con due sole parole, probabilmente sarebbero queste: granito e sughero. Il primo affiora ovunque, dalle scogliere della costa alle colline dell'interno, in massi dalle forme sorprendenti. Il secondo riveste le campagne con boschi di querce dai tronchi rossastri e sostiene da generazioni un'economia artigiana e industriale. Conoscerli aiuta a leggere il paesaggio che vi circonda durante la vacanza.
Una terra di granito
Il sottosuolo della Gallura è fatto in gran parte di rocce granitiche che appartengono al grande batolite sardo-corso, un imponente corpo di magma solidificato in profondità tra il Carbonifero e il Permiano, circa trecento milioni di anni fa, e poi portato in superficie dall'erosione. È la stessa roccia che ritroviamo in Corsica, a testimonianza di una storia geologica comune alle due isole.
Il granito ha dato forma non solo al paesaggio, ma anche all'architettura. Con i suoi blocchi sono stati costruiti gli stazzi di campagna, i muretti a secco che dividono i pascoli e il centro storico di Tempio Pausania, dove le facciate grigie in pietra conferiscono alle vie un carattere inconfondibile. Molto prima, gli uomini della preistoria avevano già usato le rocce granitiche come riparo e come luogo di sepoltura.
I tafoni, sculture del tempo
Camminando in Gallura vi capiterà spesso di vedere massi scavati da cavità, a volte piccole come alveari, a volte grandi come stanze. Sono i tafoni, termine che richiama l'idea di roccia forata. Si formano per un lento processo di disgregazione: l'umidità penetra nella roccia e altera i minerali del granito, i sali cristallizzano e allargano le fessure, il vento porta via i granelli. Nei secoli, il risultato sono forme che ricordano animali, volti e figure fantastiche.
La Gallura è l'area della Sardegna più ricca di tafoni, e il territorio di Arzachena ne è disseminato. Alcuni sono diventati simboli, come la roccia del Fungo nel paese o la Roccia dell'Orso a Palau. Le cavità più ampie, chiamate in gallurese conchi, furono usate dall'uomo fin dalla preistoria come ripari, abitazioni o sepolture.
Le sugherete e la decortica
L'altro protagonista del paesaggio è la sughera, la quercia da sughero, che forma boschi estesi soprattutto nell'entroterra tra Tempio Pausania, Calangianus e Luras. Il sughero è la sua corteccia, un materiale leggero, elastico e impermeabile che la pianta rigenera dopo ogni estrazione.
La raccolta, chiamata decortica, si fa a mano nei mesi caldi, tra la fine della primavera e l'estate, quando la corteccia si stacca più facilmente senza danneggiare l'albero. La prima estrazione avviene quando la pianta ha già diversi decenni e dà un sughero grezzo, detto sugherone; le successive, a distanza di almeno una decina d'anni l'una dall'altra, forniscono il sughero gentile, di qualità migliore. Per questo, attraversando le sugherete, vedrete tronchi di colori diversi: quelli rosso scuro sono stati decorticati da poco.
Calangianus e Tempio, capitali del sughero
La Sardegna fornisce la gran parte del sughero prodotto in Italia, e la sua lavorazione si concentra nel distretto di Tempio Pausania e Calangianus, dove numerose aziende trasformano la corteccia in tappi per il vino, pannelli isolanti e oggetti di artigianato. A Tempio ha sede anche un centro di ricerca dedicato al sughero e alle sugherete, nato come Stazione sperimentale del sughero e oggi parte dell'agenzia regionale per la ricerca in agricoltura.
Una giornata nell'interno, tra i borghi di granito e i boschi di querce, è il complemento ideale alle giornate di mare: il clima è più fresco, i ritmi più lenti e il paesaggio racconta una Gallura diversa da quella della costa.
Granito e sughero intorno allo stazzo
Anche Stazzo Eleandro racconta questa storia: è un antico stazzo gallurese dell'Ottocento, ristrutturato recuperando i materiali originali, immerso nella campagna di Arzachena. Da qui l'entroterra delle sugherete e le coste di granito sono entrambi a portata di auto.
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